Cerreto Guidi

Ultima modifica 2 dicembre 2021

Il Castello dei Conti Guidi

Le origini medievali di Cerreto, luogo naturalmente fortificato, sono legate alla sua posizione dominante sul punto in cui la valle dell’Arno si allarga verso la pianura pisana, in uno snodo del percorso dei pellegrini e dei mercanti lungo la via Francigena (che passava poco lontano da Cerreto, lungo le pendici collinari sovrastanti la zona padulosa del Padule di Fucecchio). Si chiamava allora Cerreto in Greti. I greti erano quelli della collina scoscesa sul fiume, naturale difesa nei confronti della via fluviale e della pianura dell’Arno. La prima traccia scritta di Cerreto nelle carte medievali risale al 780 e riguarda la presenza di possedimenti dell’abbazia pisana di San Savino in quest’area: il documento ricorda lo scomparso luogo di San Quirico a Musignano (restano tracce di una cappella dei Santi Quirico e Giuditta sulla collina della “Calonaca” o Canonica sopra l’abitato di Stabbia) e San Senzio, oggi San Zio.

A questa presenza religiosa pisana, si sostituì in seguito quella feudale dei conti Guidi. Un documento del 1086 ricorda Cerreto come castello della loro giurisdizione lucchese. Ma, tra Lucca e Pisa, fu Firenze a vincere definitivamente la gara, e gli esiti di quella vittoria furono permanenti.

Non fu però con la potenza delle armi e degli eserciti feudali ma con quella modernissima del denaro, che Firenze ottenne la sua vittoria. Il 23 agosto 1273, il conte Guido Salvatico, perfezionando atti precedenti del 1254 e 1255, cedette definitivamente a Firenze, a saldo dei suoi debiti, la serie dei castelli del Valdarno che facevano perno su Cerreto: Collegonzi, Musignano, Colle alla Pietra e, naturalmente, quelli più importanti e storicamente sopravvissuti di Vinci e Cerreto. I due castelli costituivano l’ideale continuazione del sistema di fortificazioni della Val di Nievole, che facevano corona al Montalbano nella fascia occidentale.

Entrato nell’orbita di Firenze, dalla quale non doveva più uscire, il castello di Cerreto conservò tuttavia definitivamente il nome dei conti Guidi, come riconoscimento da parte di Firenze delle ragioni originarie della potente famiglia feudale. Punta avanzata della penetrazione fiorentina lungo il corso della valle dell’Arno, Cerreto Guidi fu coinvolta nelle feroci lotte di parte che agitarono Firenze nel Medioevo e fu anche esposta alle puntate offensive di altre forze toscane. Il suo carattere di terra di frontiera era accentuato dal fatto che, dal punto di vista delle ripartizioni ecclesiastiche, il suo territorio apparteneva alla arcidiocesi di Lucca che vi esercitò per secoli i suoi poteri di visita. L’influenza ecclesiastica lucchese fu cancellata solo con l’istituzione, nel 1622, della diocesi di San Miniato.

Il Dominio di Firenze

Dopo l’episodio più minaccioso, l’occupazione di Cerreto nel 1336 da parte delle truppe di Mastino della Scala, Firenze consolidò il controllo su Cerreto facendo fortificare l’abitato con una cinta muraria oggi scomparsa. Il comune apparteneva allora alla lega di Capraia, che riuniva a scopi difensivi i piccoli comuni della campagna: il segno del potere fiorentino fu dato dalla presenza del podestà come autorità giudiziaria e dalla articolazione del territorio in vicariati. Un solo podestà amministrava la giustizia a Vinci e a Cerreto, spostandosi dall’una all’altra sede, almeno fino al 1722 quando Cerreto divenne sede stabile del podestà e affermò così la sua supremazia su Vinci. In seguito all’avanzata fiorentina verso Pisa, Cerreto fu incluso dal 1370 nel vicariato di San Miniato. Il segno simbolico del rapporto con la Dominante fu l’obbligo di offrire un cero di venticinque libbre per la festa di San Giovanni protettore di Firenze (24 giugno). Sotto il dominio fiorentino, la vita del borgo fu regolata dagli Statuti comunali: nella redazione che fu compilata nel 1412 e approvata da Firenze nel 1413, essi restarono a lungo in vigore.Conclusa la lunga travagliata trasformazione della Repubblica fiorentina in Principato, gli statuti subirono una revisione nel 1572. Ma, sostanzialmente, l’assetto della vita sociale continuò ad essere regolato dalle norme statutarie medievali fino alla fine dell’età napoleonica, nel 1814. 

Una nuova villa per il principe
Insieme a quelle giuridiche, anche le forme urbanistiche si sono trasformate nel corso dei secoli con mutamenti lentissimi, neppure lontanamente paragonabili alla tumultuosa trasformazione della seconda parte del secolo XX. Ma, seppur limitati, quei mutamenti subirono un processo che, da luogo fortificato dell’età feudale, condusse la società cerretese verso le forme dello Stato principesco. Il mutamento più importante è anche quello oggi più immediatamente evidente: l’antica fortezza dei conti Guidi non c’è più, possiamo solo immaginarla nelle possenti strutture della torre campanaria e nelle cortine murarie rosseggianti dei “ponti medicei” a coronamento dei quali domina oggi la mole della grande Villa medicea. La Villa esprime nei suoi armoniosi volumi e nella sua chiara partitura il segno di un potere che da Firenze si protende indisturbato verso Pisa ed il mare, signoreggiando il corso del fiume e sorvegliando le opere pacifiche dei sudditi. Fu fatta costruire da Cosimo I de’ Medici tra il 1564 e il 1566, subito dopo la conquista di Siena ed il consolidamento definitivo del suo potere, con i materiali ottenuti diroccando la cinta muraria del borgo fortificato. A quella data Cerreto era entrato da secoli nella sfera del potere di Firenze, come tappa obbligata nell’espansione fiorentina verso il mare. Il dominio economico e quello politico avevano camminato insieme.

I piaceri della caccia

Le colline del Valdarno producevano (e producono ancora) vino e olio; quelle terre attiravano gli investimenti delle famiglie patrizie fiorentine, man mano che la produzione tessile e l’attività mercantile ad essa collegata entravano in crisi. Non era solo la sicurezza dell’investimento ad attirare i fiorentini. Mercanti e banchieri trovavano nella natura di questi luoghi occasioni di svago e di piacere: le vaste boscaglie che dal Montalbano si estendevano senza interruzione fino alle acque stagnanti del Padule offrivano tutti i piaceri della caccia, diletto aristocratico per eccellenza e dunque svago ricercato dalle danarose classi emergenti della città. Tra i primi ad investire in queste terre furono i Medici, e fu in queste terre che il giovane Giovanni de’ Medici, il figlio di Lorenzo il Magnifico destinato a diventare il celebre “papa del Rinascimento” col nome di Leone X, era solito prendere parte a battute di caccia.

Terre di conquista

Quando, nel 1527, la Roma papale fu saccheggiata dai lanzichenecchi di Carlo V, a Firenze ritornò un regime repubblicano e la guerra tornò a portare i suoi disastri lungo le strade del Valdarno. Qui passarono i soldati della Repubblica comandati da Francesco Ferrucci e le soldatesche imperiali ora alleate del papa. Le antiche fortezze ritrovarono la loro importanza difensiva ed offensiva, ma la persero subito.Lo stato principesco creato da Cosimo I riprese ed allargò il controllo sull’intera regione storica della Toscana, con l’esclusione di Lucca, e di conseguenza venne meno l’importanza militare delle “terre murate” medievali.Cosimo de’ Medici costruì un saldo principato territoriale sulle ultime rovine della Repubblica fiorentina. E nel nuovo contesto Cerreto trovò le sue nuove funzioni, insieme ad un diverso assetto urbanistico. La Villa medicea, fatta costruire da Cosimo, divenne luogo di villeggiatura principesca, ma anche di amministrazione delle rendite delle grandi proprietà terriere che il principe possedeva: il Padule, le terre emerse dall’abbassamento del “lago di Fucecchio”, coi loro abbondanti raccolti di granaglie; e lì vicino, dobbiamo immaginare la grande estensione verde di boschi e di acqua della tenuta di caccia il “Barco mediceo”, che occupava senza interruzioni l’area dal Padule al Montalbano, dove oggi restano le sparse tracce dei boschi di Chiusi, di Poggioni e del Montalbano.

L’importanza di Cerreto ne fu rafforzata: la vita della corte medicea vi ebbe un suo naturale prolungamento. Più del truce episodio dell’assassinio di Isabella, figlia di Cosimo I e moglie di Paolo Giordano Orsini (1576) nella villa da poco ultimata, episodio che colpì le fantasie romantiche più di quelle dei contemporanei, fu il normale svolgimento delle attività amministrative a legare stabilmente Cerreto a Firenze. La continuità e la frequenza dei rapporti contribuì a fare del comune un vero e proprio avamposto culturale fiorentino.

Il Settecento, secolo delle riforme Leopoldine

L’impronta nuova, che l’età settecentesca delle riforme volute dal nuovo sovrano lorense dette a tutta la Toscana, sancì la crescita di Cerreto Guidi anche dal punto di vista istituzionale. Il riassetto amministrativo voluto da Pietro Leopoldo nel 1774 assegnò alla comunità di Cerreto Guidi, ben 19 “popoli” tra cui, tra cui quelli di Vinci, di Vitolini, di Faltognano. Ogni “popolo” deputava un suo rappresentante in un Consiglio generale: il governo civile del territorio era affidato ad un gonfaloniere ed a quattro rappresentanti. Quanto all’amministrazione della giustizia, era affidata ad un Podestà che doveva risiedere a Cerreto e aveva giurisdizione anche su Vinci. Fu questo il momento della massima espansione territoriale del comune di Cerreto.

Con l’annessione della Toscana alla Francia (1808) fu ridisegnato l’assetto amministrativo: la riforma restituì a Vinci la sua autonomia e ridusse la consistenza territoriale di Cerreto in termini che venivano sostanzialmente mantenuti anche nell’epoca successiva: Cerreto perse un ampio territorio e mantenne sotto di sé un nucleo di 8 “luoghi” o parrocchie. Restò tuttavia un capoluogo importante per l’amministrazione della giustizia: fu infatti sede di Pretura dal 1848 fino agli inizi del Novecento.

Lo sviluppo demografico, dopo la crisi della peste del 1348 e nonostante la pesante ricaduta del 1631, registrò un deciso incremento: si calcola che Cerreto Guidi con le sue immediate pertinenze sia passato da 1.563 abitanti nel 1551, a 2.340 nel 1745, a 4.095 nel 1833, a 8.644 nel 1981. La crescita demografica, che strutturalmente dipese dall’agricoltura, non ebbe riscontri importanti nella istruzione pubblica, sostanzialmente affidata alle scuole parrocchiali di dottrina.

A Cerreto, un'inchiesta ufficiale del 1787 registrò la presenza dell'insegnamento di un solo maestro, un sacerdote, che era stipendiato dalla comunità per insegnare a leggere, scrivere ed impartire lezioni di umanità, retorica e dottrina cristiana.

Ancora nel 1858, la situazione non era cambiata: cinque scolari seguivano le poche lezioni di un sacerdote. Nelle altre parrocchie, un limitato insegnamento religioso raggiungeva i maschi, mentre le fanciulle potevano imparare casualmente elementi di economia domestica. La crescita demografica lasciò i suoi segni nello sviluppo di parrocchie e luoghi sacri. All’inizio del Seicento, fu ampliato l’oratorio eretto nel XIV secolo dalla devozione della Confraternita della Vergine e successivamente dedicato a santa Liberata.

Il borgo si apriva alle campagne circostanti e la devozione a santi e Madonne, vanamente contrastata in Toscana da giansenisti e riformatori, punteggiava il territorio di luoghi di culto: oratori, chiese, cappelline, tabernacoli.

Il territorio del Comune di Cerreto Guidi

Provincia Firenze
Superficie: 49 kmq
Altezza del centro comunale: m. 123 m s.l.m.
Abitanti: 10.795 al 31/12/2011

Frazioni: Bassa, Corliano, Gavena, Lazzeretto, Maccanti-Palagina, Poggio Tempesti, Ponte di Masino, Ripoli, San Zio, Stabbia
Comuni limitrofi: Larciano (PT), Empoli, Fucecchio, Lamporecchio (PT), San Miniato (PI) Vinci Codice Istat: 048011
Codice Catasto: c529
Coordinate: 43° 46' 0" N, 10° 53' 0" E
Prefisso: 0571