Le Buchette del Vino

Ultima modifica 29 marzo 2021

In molti palazzi signorili di Firenze e della Toscana si aprono, a circa un metro dal suolo, delle minuscole porticine. Il loro curioso aspetto porta inevitabilmente alla domanda: a cosa servivano?

In queste aperture si rivela un’antica tradizione fiorentina, le cosiddette buchette del vino. Un esempio lo ritroviamo proprio qui a Cerreto Guidi, sulla facciata della Palazzina dei Cacciatori.

La loro storia inizia nel XVII secolo. In una situazione di rigide norme di restrizione commerciale, diversi mercanti e nobili della città di Firenze decisero di puntare proprio sul prodotto dei loro possedimenti di campagna, vendendolo direttamente al dettaglio, ad un prezzo inferiore, senza alcuna intermediazione.

Sui palazzi delle famiglie signorili iniziarono a comparire tante piccole nicchie. Le dimensioni, che variavano dai 20 ai 35 cm, erano adatte a far passare un bicchiere o un fiasco di vino, attraverso uno sportello in legno. Chi intendeva acquistare il vino non doveva far altro che presentarsi nei giorni e negli orari di apertura, indicati in un’incisione al di sopra della finestrella, e bussare. In cambio di un gruzzolo di monete sonanti, il servo al di là della porticina, riforniva i viandanti della quantità richiesta.

Queste piccole fessure si affacciavano direttamente sulle cantine dei palazzi signorili: qui c’erano le botti e un servo della casata sempre pronto alla mescita.

Pare che siano stati i Medici i primi a pensare ad una nuova forma di vendita del vino: non più in osteria ma direttamente dalla cantina del produttore, anzi, dalla buchetta del produttore! Il popolo fiorentino cominciò a sfruttare tale servizio tanto che nel corso del Settecento il numero di questi “tabernacoli” aumentò vertiginosamente, fino ad arrivare a più di 150 aperture solo nella citta di Firenze.

Le buchette del vino avevano anche un’altra funzione, più benefica: i signori erano soliti lasciare, sul davanzale delle loro buchette, pane, altri generi alimentari ed un fiaschetto di vino, destinati ai più bisognosi.

Almeno fino alla fine dell’Ottocento, queste “porte del paradiso” sono state la principale modalità di vendita del vino. Successivamente, una serie di interventi legislativi introdusse norme molto rigide che portò alla loro chiusura. Oggi la maggior parte è stata murata ma è ancora visibile. In ogni caso, non è detto che alcune di esse non possano tornare all’antica funzione.